Sacra Famiglia con il matrimonio mistico di Santa Caterina

Agostino Carracci

Sacra Famiglia con il matrimonio mistico di Santa Caterina
Sacra Famiglia con il matrimonio mistico di Santa Caterina
Agostino Carracci
(Bologna 1557 – Parma 1602)

XVI secolo
Olio su tela

95,5 x 77,5 cm
szf
L’opera rivela agevolmente, ad un esame stilistico e formale, la mano di Agostino Carracci.
 Il fratello di Annibale, capace di un’esperienza riconoscibilmente estetica e culturale che lo condusse in giovinezza in molte città e presso diverse scuole, diede un senso molto particolare allo ‘studioso corso’ che, a detta dello storico Carlo Cesare Malvasia, i Carracci attuarono prima del 1590, mescolando nel proprio stile riconoscibili esperienze e confronti con la cultura veneta, romana, e con quella nativa padana e bolognese.

Il paragone che meglio sorregge questa attribuzione, a cominciare dalla sua identificazione, è quello in modo assai immediato e facile da condursi con la bella Madonna che regge il Bambino, con San Giuseppe e Santa Margherita d’Alessandria, una tela oggi esposta nella Pinacoteca Nazionale di Capodimonte a Napoli, oppure con la Sacra Famiglia conservata nella National Gallery of Victoria di Melbourne. Queste opere appaiono accomunate da un senso di familiarità poco conosciuto nei primi anni dell’attività di Agostino, e ci sembrano simile anche sotto il profilo compositivo, cromatico e della qualità pittorica.

In questo momento emerge nell’esperienza di Agostino una visibile, marcata ammirazione proprio per il fratello Annibale, che si trova nel pieno della sua fase di classicismo neo-raffaellesco proprio durante il soggiorno nella Roma del cardinal Odoardo Farnese verso la fine del Cinquecento.

È infatti allo scadere degli anni Ottanta, dopo il giovanile cursus culturale di carattere decisamente sperimentale tracciato tra arte veneziana e modelli correggeschi, che nell’arte di Agostino si viene introducendo un gradevole e poetico messaggio pittorico, affettuoso e gentile. Anche in questa composizione Agostino sembra davvero introdurre – come scrisse Maurizio Calvesi nel 1956 – un “garbato accento di idealismo romano” innestandolo sulla prima sensualità di origine bolognese.

È infatti allo scadere degli anni Ottanta, dopo il giovanile cursus culturale di carattere decisamente sperimentale tracciato tra arte veneziana e modelli correggeschi, che nell’arte di Agostino si viene introducendo un gradevole e poetico messaggio pittorico, affettuoso e gentile. Anche in questa composizione Agostino sembra davvero introdurre – come scrisse Maurizio Calvesi nel 1956 – un “garbato accento di idealismo romano” innestandolo sulla prima sensualità di origine bolognese.

Andrea Emiliani